Il jobs act: i contratti di solidarietà

scritto da studio avvocati online

contratto-solidarietà@cambiomerciCONTRATTI DI SOLIDARIETA’

Il contratto di solidarietà è un ammortizzatore sociale pensato per venire incontro ai lavoratori in particolari situazioni aziendali.

Uno degli scopi principali, infatti, del contratto di solidarietà è evitare licenziamenti in caso di crisi aziendale mediante la riduzione delle ore di lavoro e della retribuzione dei lavoratori.

In realtà il contratto di solidarietà nasce con due differenti finalità:

  • evitare licenziamenti in caso di crisi aziendale e quindi evitare la riduzione del personale
  • favorire nuove assunzioni attraverso una contestuale e programmata riduzione dell’orario di lavoro e della retribuzione

Il contratto di solidarietà si concretizza in accordi stipulati tra azienda e rappresentanze sindacali che mediante la riduzione delle ore di lavoro e della retribuzione dei dipendenti mirano ad evitare licenziamenti o la cessazione dell’attività in caso di crisi aziendale.

Sono previste due tipologie di contratto di solidarietà ed a seconda della fattispecie applicata sono previste disposizioni differenti per quanto attiene alla durata, ai soggetti che possono beneficiarne ed alla percentuale di riduzione della retribuzione e dell’orario di lavoro.

  1. CONTRATTO DI TIPO “A”-  sono destinati alle aziende rientranti nel campo di applicazione della disciplina in materia di CIGS, comprese le aziende appaltatrici di servizi di mensa e pulizie che abbiano occupato più di 15 lavoratori nel semestre precedente alla presentazione della domanda. Le imprese sottoposte a procedure concorsuali o che abbiano presentato domanda di ammissione ad una procedura concorsuale non possono stipulare contratti di solidarietà, qualora la continuazione dell’attività non sia stata disposta o sia cessata. Tali contratti sono rivolti a tutto il personale dipendente ad esclusione di:
  • dirigenti
  • apprendisti
  • lavoratori a domicilio
  • lavoratori con anzianità aziendale inferiore a 90 giorni
  • lavoratori assunti a tempo determinato per attività stagionali
  • lavoratori part-time sono ammessi nel solo caso in cui l’azienda dimostri “il carattere strutturale del part-time nella preesistente organizzazione del lavoro”.

La riduzione dell’orario di lavoro può essere giornaliera, settimanale o mensile. E’ invece esclusa la riduzione su base annua, cioè non è possibile prevedere interi mesi senza prestazione lavorativa.

2. CONTRATTO DI TIPO “B” – in particolare, è stato esteso l’istituto dei contratti di solidarietà anche alle aziende non rientranti nel campo di applicazione della normativa in materia di Cassa Integrazione. La legge prevede che al lavoratore al quale viene ridotto l’orario di lavoro un contributo pari al 25% della retribuzione persa. Il contributo è corrisposto in uguale misura anche all’azienda

I destinatari di tale tipo di contratto sono i lavoratori che abbiano un rapporto di lavoro subordinato (con esclusione di dirigenti), dipendenti da:

  • imprese con più di 15 dipendenti, escluse dalla normativa in materia di CIGS;
  • imprese con meno di 15 dipendenti che stipulano contratti di solidarietà al fine di solidarietà al fine di evitare licenziamenti plurimi individuali;
  • imprese alberghiere, aziende termali pubbliche e private operanti in località territoriali con gravi crisi occupazionali;
  • imprese artigiane indipendentemente dal numero di dipendenti. Il contributo è erogato a condizione che i lavoratori con orario ridotto percepiscano una prestazione di entità non inferiore alla metà del contributo pubblico destinato ai lavoratori.

L’importo spettante sarà pari ad un contributo del 25% della retribuzione persa sia per il lavoratore che per l’azienda. Il contratto di solidarietà può durare continuativamente massimo 24 mesi e non può essere concessa nessuna proroga se non vi sia soluzione di continuità.

 

 

ATTO DI PRECETTO RICEVUTO DOPO IL PAGAMENTO DEL DEBITO

scritto da studio avvocati online

In diverse sentenze di legittimità è stata esaminata la questione se si debba ritenere sussistente il diritto di procedere all’esecuzione per le spese relative alla redazione del precetto stesso ed alla sua notificazione allorché il debitore abbia pagato quanto dovuto in base al titolo esecutivo dopo la redazione e consegna del precetto e del titolo esecutivo all’Ufficiale Giudiziario e prima della ricezione a mezzo posta del precetto e del titolo e, quindi, del perfezionamento della notificazione nei suoi confronti.

Dette sentenze hanno rilevato che:

– dopo la consegna all’Ufficiale Giudiziario dell’atto per la notifica, il notificante non è più il dominus del procedimento e perciò sarebbe irragionevole che ne sopporti le eventuali vicende negative.

– “la produzione degli effetti ricollegati alla notificazione è condizionata al perfezionamento del procedimento notificatorio anche per il destinatario e che, ove a favore o a carico di costui la legge preveda termini o adempimenti o comunque conseguenze decorrenti dalla notificazione, gli stessi dovranno comunque calcolarsi o correlarsi al momento in cui la notifica si perfeziona nei suoi confronti“.

Ne deriva che:

– le spese inerenti la notificazione del titolo esecutivo e quelle relative alle attività di redazione del precetto ed alla sua notificazione sono assistite dalla tutela esecutiva di cui al titolo al quale si riferiscono.

– il pagamento di quanto dovuto in forza di un titolo esecutivo giudiziale, qualora avvenga prima del perfezionamento della notificazione del precetto e del titolo o dell’uno o dell’altro (se notificati separatamente) rispetto al debitore destinatario, è dovuto da costui; infatti, una volta considerato che per effetto della formazione del titolo giudiziale e della sua esigibilità il debitore è immediatamente tenuto al pagamento e che non è previsto un onere di avviso a carico del creditore procedente circa l’inizio delle attività che portano all’adempimento dell’onere di notifica del titolo esecutivo e del precetto, le spese concernenti tali attività sono da considerare automaticamente causate dal comportamento del debitore di inadempienza a quanto stabilito nel titolo.

E’ opportuno precisare che i principi qui affermati, sono enunciati per il caso in cui si compiano attività funzionali all’inizio dell’esecuzione forzata sulla base di titoli esecutivi giudiziali.

(Pubblicato su il Messaggero Veneto del 16.11.2015)

Atto di precetto dopo pagamento Messaggero veneto_16.11.2015

L’ACQUISTO D’IMMOBILE IN COSTRUZIONE, LE GARANZIE FINANZIARIE E LA RESPONSABILITA’ DEL BROKER

scritto da studio avvocati online

Quando si acquista un immobile da costruire il costruttore deve (D.Lgs. 20.05.2005 n. 122) rilasciare all’acquirente una polizza fideiussoria a garanzia delle somme riscosse o da riscuotere a pena di nullità del contratto per mancato rilascio della polizza.

Il rilascio di garanzie deve avvenire da parte di soggetti abilitati e iscritti nell’apposito registro reperibile sul sito della Banca D’Italia. Ovvero l’emissione di garanzie finanziarie nei confronti delle imprese e dei privati è consentita solamente alle banche, alle compagnie di assicurazione e alle cosiddette “vecchie finanziarie 107” iscritte nell’Elenco speciale di cui all’art. 107 del TUB o alle “nuove finanziarie 106”.

Il rilascio e la consegna della polizza all’acquirente serve a garantirgli la restituzione delle somme versate o ancora da versare al costruttore nel caso in cui quest’ultimo incorra in una situazione di crisi dell’impresa come il fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo, amministrazione straordinaria, o esecuzione immobiliare.

Fideiussioni rilasciare da soggetti diversi sono a rischio di mancata escussione e l’acquirente, non potendo ricorrere a fondi di garanzia, ha a disposizione solo il ricorso all’autorità giudiziaria.

Da ricordare che chi propone, a titolo di mediazione o simili, garanzie emesse da soggetti non abilitati o non iscritti nell’apposito registro speciale è perseguibile penalmente.

Si pensi per esempio all’ipotesi in cui il broker in violazione degli obblighi e doveri professionali richiesti ex art. 1176 c.c. proponga al costruttore la sottoscrizione di una garanzia emessa da un soggetto non avente i requisiti richiesti.

Ci si pone il problema di quali siano i rimedi prestati dal nostro ordinamento.

Ferma la prova del caso fortuito, nell’esercizio della sua attività il broker di assicurazione è chiamato ad agire non solo con diligenza ma anche con la necessaria “adeguata” perizia, consistente nell’insieme d’indispensabili nozioni e di capacità tecnico–professionali che è lecito attendersi da una figura professionale di tal tipo:  la Suprema Corte ha espresso sul punto il principio alla stregua del quale “Non v’è dubbio che la complessiva attività del broker è connotata pure da profili di intellettualità, richiedendosi in chi la esercita specifiche ed approfondite conoscenze di economia, tecnica e diritto delle assicurazioni” (Cass. Civ. Sez. III, sent. 06.05.2003 n. 6874).

Il broker deve in ogni caso assolvere al suo primario dovere di informazione nei confronti del cliente. Egli è obbligato, avuto riguardo all’entità e natura del rischio, offrire diverse soluzioni che rispondano alle esigenze del suo mandante in base alla situazione contingente del mercato assicurativo.

La Cassazione afferma infatti “In tema di mediatori di assicurazione, alla luce della complessiva disciplina di cui alla L. 28 novembre 1984 n. 792, art. 1, 4 lett. f), e g), 5 lett. e), ed f), 8), il broker assicurativo svolge – accanto all’attività imprenditoriale di mediatore di assicurazione e riassicurazione – un’attività di collaborazione intellettuale con l’assicurando nella fase che precede la messa in contatto con l’assicuratore, durante la quale non è equidistante dalle parti, ma agisce per iniziativa dell’assicurando e come consulente dello stesso, analizzando i modelli contrattuali sul mercato, rapportandoli alle esigenze del cliente, allo scopo di riuscire a ottenere una copertura assicurativa il più possibile aderente a tali esigenze e, in generale, mirando a collocarne i rischi nella maniera e alle condizioni più convenienti per lui”. (Cass. Civ. sent. 27.05.2010 n. 12973).

In conclusione é fatto obbligo al broker di sottoporre sempre al proprio cliente le proposte assicurative reperite sul mercato: sulla scorta dei principi generali, munito di debita procura a negoziare con l’assicuratore, egli impegna il cliente ma risponde nei confronti di quest’ultimo allorché si discosti nel suo operato dalle istruzioni a suo tempo ricevute o dalle norme che avrebbe dovuto conoscere ed applicare a tutela dell’interesse dell’assicurando.

(Pubblicato su La Provincia Pavese del 16.11.2015)

Fideiussione e resp. broker Provincia pavese 16.11.2015

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